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Apeiron Associazione | Seminario Online 24-25 ottobre 2020: Nuovo Umanesimo e visione etica della Cura

Presentazione

(A seguito dell’emergenza Coronavirus, il seminario, previsto per l’8-9-10 maggio, è stato spostato al 24-25 ottobre 2020 nella modalità Online)

Nell’ultimo seminario (maggio 2019), avevamo affermato la necessità di un nuovo umanesimo in risposta alla mutazione antropologica che la rivoluzione tecnologica digitale aveva prodotto negli ultimi decenni. Proprio nell’analisi di questa mutazione antropologica avevamo sottolineato che nel nostro mondo stava scomparendo l’intimità; c’era una crisi culturale nell’essere intimi che si traduceva concretamente nella fatica di farsi vedere dall’altro rispetto alle proprie emozioni, alla propria fragilità, e, in ultima analisi, alla propria identità. Il mettersi a nudo corporeo risultava profondamente scisso dal mettersi a nudo emotivo. Ed era in special modo il secondo ad essere nascosto, diventando irraggiungibile allo sguardo altrui; così facendo l’identità risultava inafferrabile anche a se stessi, anzi rarefatta fino a scomparire, dal momento che la costruzione identitaria non può fare a meno dell’incontro autentico con lo sguardo dell’altro, o, in altri termini, non può fare a meno del prendersi cura dell’altro.
Oggi, ancora travolti da questa ondata pandemica, avvertiamo che il tema dell’intimità, come altre criticità dell’epoca ipermoderna proposte dalla nostra associazione negli ultimi cinque anni, è esploso drammaticamente, tanto da portare a un vero e proprio “naufragio” il modello di vita delle società “evolute”, che noi avevamo già denunciato essere discronico rispetto ai tempi della natura . Questo virus ci ha tragicamente esposti alle contraddizioni di un mondo che, di fronte all’obbligo di isolamento e distanziamento, di “riposo forzato”, di stravolgimento dei ritmi quotidiani, di costrizione alla dimensione familiare, di impossibilità di movimento, di percezione elevatissima della precarietà della salute e della vita, ha improvvisamente riscoperto il valore delle relazioni, del rapporto con la natura con lo spazio e con il tempo, dell’alterità e dell’intimità, della libertà e della possibilità di autodeterminazione, della solidarietà, della gentilezza e della compassione. E da più parti si è iniziata a invocare proprio quella necessità di Nuovo umanesimo che già negli anni passati la nostra associazione proponeva con forza, e che ci apprestavamo ad affrontare nel maggio appena trascorso.
Ecco pertanto che, superata l’emergenza della fase acuta del contagio, vogliamo realizzare il seminario che avevamo in programma (se pur in forma ridotta e adattata alle contingenze che il contenimento del contagio richiedono), convinti della sua totale attualità nell’odierno panorama, perché il rischio è quello che il dramma appena vissuto possa non trovare quella riflessione di senso che indirizzi verso nuovi modelli di cura.

La domanda che volevamo affrontare nell’originaria programmazione risulta quindi rafforzata: cosa vuol dire oggi pensare un nuovo umanesimo e più specificamente ripensare in termini umanistici la cura? Vuol dire che non si può parlare di cura a prescindere dalla natura umana, dal suo limite. Martin Heidegger a tale riguardo affermava che “umanesimo” significa ridare all’uomo un’altra misura che non sia se stesso. Il mondo è da sempre misurato dall’uomo; prima della pandemia (ma ancora adesso) quasi tutti gli ambiti della vita risultavano misurati; tutto ha una misura e tutto è valutato secondo parametri numerici. L’uomo per raggiungere se stesso e per giungere a compimento è stato a sua volta scomposto in quei numeri e in quelle misure; e queste ci dicono che cosa fare o non fare. Ma non è questa la misura di cui parla Heidegger per introdurre l’umanesimo, e la posizione di Heidegger va ricordata purtroppo proprio a fronte dell’evidente fallimento di un sistema di conoscenza e di cura che è stato messo in crisi da questo virus in tutte le proprie presunzioni predittive e misurative. La misura di Heidegger è invece affermare la non misurabilità dell’uomo: l’uomo è incommensurabile. L’umanesimo è quindi una categoria assiologica, che deve continuare, proprio per il suo valore, a svolgere una funzione ideale e regolatrice. È come la chiave di violino messa a inizio del pentagramma in cui si inseriscono le note: senza di essa non si può determinare se quella nota è un “do” o un “re”. L’umanesimo, partendo dal limite stesso dell’uomo, della propria incapacità a misurare totalmente se stesso e la natura, diventa quindi difesa della sua vulnerabilità ontologica e della fragilità stessa della natura; da qui i concetti di dignità umana, di diritti umani, di ecologia, di salvaguardia del pianeta.
A partire da questa concezione di Umanesimo ecco che si può dipanare un’etica della cura in quanto difesa della fragilità umana e contemporaneamente difesa dei più deboli; un’etica costituita da precisi valori, che, come abbiamo visto sopra, sono proprio quelli che sono risultati rarefatti nell’epoca digitale: l’amore, la compassione, l’empatia, la gentilezza, l’intimità, il rispetto dell’alterità, della volontà e della libertà come espressione del non misurabile. Questi valori, in quanto essi stessi incommensurabili, hanno bisogno di essere studiati non solo con la misura quantificatrice dell’uomo, ma anche con altri linguaggi, primo fra tutti quello dell’arte, che è forse l’unica via di uscita.

Struttura del seminario

Sabato 24 ottobre Giulio Fontò introdurrà il seminario tracciando la “cornice” di senso iniziale, rappresentata dalla visione etica della Cura. Questa introduzione ci permetterà di immergerci nelle dimensioni etiche della cura ove avremo bisogno di risvegliare quelle capacità intuitive che solo l’arte è in grado di fornire.
Il pomeriggio del sabato ci caleremo in particolare in quei valori sopra accennati: la gentilezza e la compassione; la libertà e l’ autodeterminazione; l’alterità e l’intimità.
Questi tre “luoghi” tematici corrisponderanno nel nostro seminario a altrettanti spazi di laboratorio offerti  a tutti i partecipanti.
La domenica mattina sarà dedicata alla sintesi e alla conclusione del seminario.

 

Programma del seminario


Sabato 24 ottobre 2020

09.30: Introduzione e lezione magistrale “Nuovo umanesimo e visione etica della Cura”
prof. Giulio Fontò, filosofo, psicologo e psicoterapeuta

11.30: Dibattito e riflessioni

12.30: Pausa pranzo

14.30: Laboratori
– Gentilezza e compassione  
dott.ssa Catia Verlato, psicologa e psicoterapeuta, dott. Giuseppe Paolo Fichera, psicologo e psicoterapeuta
– Libertà e autodeterminazione
dott.ssa Elena Rivelli, psicologa e psicoterapeuta, dott.ssa Barbara Dambrogio, psicologa e psicoterapeuta, dott.ssa Marta Mussi, psicologa e psicoterapeuta
– Alterità e intimità
dott. Massimiliano Marchiori, psicologo e psicoterapeuta, dott.ssa Vera Huber, psicologa e psicoterapeuta

18.00: Chiusura lavori

 

Domenica 25 ottobre 2020

9.30: Restituzione in plenaria dei lavori in laboratorio

10.30: Sintesi conclusiva, prof. Giulio Fontò

11.30: Condivisione finale

12.30: Chiusura seminario

 

Il seminario verrà svolto attraverso la piattaforma Zoom. Dopo l’iscrizione verrà comunicato ai partecipanti l’ID e la password 

 

Costo: 160,00 euro (include 50,00 euro di quota associativa)

Per chi avesse già versato la quota associativa pari a 50,00 euro nel 2020, il costo è di 110,00 euro.

Iban:  IT 95I0311101622000000017255

 

Per info e iscrizioni: segreteria@apeironassociazione.org

Scheda iscrizione_Seminario 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

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