Seminario Apeiron 2025
Geografie dell’alterità: sguardi incrociati tra culture, esistenze e psicopatologie emergenti
Il seminario si propone come spazio di riflessione critica e multidisciplinare sul concetto di alterità, inteso non soltanto come ciò che è “altro da sé”, ma come occasione generativa di nuovi sguardi sul soggetto, sulla sofferenza e sulla cura.
La prima sollecitazione sarà dedicata all’approccio etnopsichiatrico, un campo di studi che si colloca all’incrocio tra psichiatria e antropologia culturale. L’etnopsichiatria riconosce che la comprensione, l’espressione e la gestione della sofferenza psichica sono profondamente influenzate dal contesto culturale, sociale e religioso dell’individuo.
Essa propone uno sguardo che non patologizza l’altro, ma lo riconosce come portatore di una propria logica, di una propria cosmogonia, di un personale modo di diventare umano. Attraverso l’esplorazione di differenti concetti di malattia e guarigione – propri di culture in cui il disagio psichico si intreccia con dinamiche rituali, simboliche e comunitarie – si cercherà di aprire spiragli di pensiero in grado di considerare l’alterità culturale non come una minaccia, ma come una risorsa preziosa.
La seconda sollecitazione sarà invece centrata sull’alienità contemporanea, che non riguarda più l’altro “etnico”, ma l’altro interno alla nostra stessa cultura: nuove modalità dell’esistere, nuove identità, nuove psicopatologie. In particolare, l’adolescenza si configura come territorio privilegiato di manifestazione di una sofferenza che sfugge alle categorie diagnostiche tradizionali.
Emergono così quadri clinici inediti – stati-limite fluidi, disturbi dell’identità, ritiro sociale, acting-out digitali, discontrollo emotivo – che esprimono antichi dolori attraverso linguaggi radicalmente nuovi. In questo senso, l’alienità si configura anche come una sfida interpretativa rivolta al nostro presente.
Rispondere a questa complessità richiede una prospettiva autenticamente olistica e multidimensionale, capace di intrecciare il mondo interiore del soggetto sofferente con il suo contesto sociale e culturale. È necessario superare schemi mentali rigidi e pregiudizi eurocentrici, esplorare con curiosità e apertura altre culture, altre visioni della malattia e della cura, per arricchire la nostra comprensione della sofferenza psichica e dei suoi possibili significati.
La riflessione sull’alterità non si esaurisce nell’analisi delle differenze tra culture distanti o epoche diverse: essa ci interpella in modo intimo e trasformativo, chiedendoci una “dislocazione” del nostro sguardo abituale, un decentramento delle nostre categorie di pensiero. Questo movimento non è soltanto teorico: è un invito a riconsiderare, in profondità, ciò che significa essere umani.
Nel dialogo tra alterità culturale e alienità esistenziale contemporanea, il seminario intende interrogare non solo la clinica, ma anche la società, l’educazione e l’etica, aprendo uno spazio di pensiero che sia insieme radicale, trasformativo e accogliente.
I lavori saranno coordinati da Giulio Fontò e Gian Luca Greggio